Tumore del Testicolo

Tumore del testicolo: sintomi, autopalpazione, diagnosi e cura

Il tumore del testicolo è la neoplasia maligna più frequente nei maschi tra i 15 e i 40 anni, ma ha uno dei tassi di guarigione più alti in oncologia. Nella grande maggioranza dei casi si tratta di un tumore a cellule germinali (GCT), che nasce dalle cellule da cui originano gli spermatozoi. Diagnosi precoce e trattamento in centri esperti sono le chiavi del successo: per questo l'autopalpazione del testicolo è lo strumento di prevenzione più importante.

Quanto è diffuso

I tumori a cellule germinali rappresentano circa l'1-1,5% di tutte le neoplasie maschili, con un'incidenza di 3-6 nuovi casi all'anno ogni 100.000 uomini nei paesi occidentali e un aumento osservato negli ultimi decenni. In Italia il tumore del testicolo è la neoplasia maligna più frequente (11%) nei maschi con meno di 50 anni (fonte: Registro tumori AIOM/AIRTUM). Circa il 95% sono tumori primitivi del testicolo; nel restante 5% l'origine è extragonadica (più spesso mediastino o retroperitoneo). Nel 40% dei casi si tratta di seminoma puro, in circa il 60% di forme non-seminomatose o miste: è la distinzione principale, perché guida tutto il trattamento.

Fattori di rischio

I fattori di rischio ben definiti del tumore del testicolo sono:

  • Criptorchidismo (testicolo ritenuto), anche nella storia clinica passata
  • Pregresso tumore nel testicolo controlaterale o neoplasia testicolare intraepiteliale (TIN)
  • Testicolo ipotrofico (di volume ridotto)
  • Sindrome di Klinefelter
  • Storia familiare di tumore testicolare nei parenti di primo grado

Anche l'infertilità o una ridotta fertilità sembrano avere un ruolo, tuttora oggetto di studio. La presenza di uno o più fattori di rischio non significa avere la certezza di ammalarsi.

La maggior parte dei tumori germinali nasce da una lesione precancerosa, la neoplasia testicolare intraepiteliale (TIN), considerata il loro precursore comune. La TIN è presente nello 0,5-1% dei maschi fertili ma sale al 2-4% nei testicoli criptorchidi: un motivo in più per la sorveglianza in chi ha avuto un criptorchidismo. La relazione tra TIN e sviluppo effettivo del tumore è comunque ancora dibattuta.

Sintomi e autopalpazione

Il tumore del testicolo si presenta tipicamente come un nodulo duro e indolente all'interno del testicolo, o come un aumento di consistenza o volume di una gonade. Proprio perché spesso è non doloroso, può passare inosservato: per questo l'autopalpazione periodica è fondamentale, esattamente come l'autoesame del seno per la donna.

L'autopalpazione si esegue con testicoli caldi e rilassati (per esempio dopo una doccia calda), facendo scorrere delicatamente ciascun testicolo tra pollice e dita, alla ricerca di noduli, indurimenti o cambiamenti di dimensione o consistenza. Qualsiasi nodulo o alterazione va mostrato tempestivamente a uno specialista.

Diagnosi

Il tumore del testicolo è generalmente sospettato all'esame clinico. Il percorso diagnostico segue passaggi ben definiti:

  • Ecografia testicolare: conferma il sospetto clinico
  • Marcatori tumorali nel sangue: alfa-fetoproteina (AFP), beta-gonadotropina corionica (beta-HCG) e LDH. Dopo l'asportazione radicale del tumore, l'AFP dovrebbe normalizzarsi entro 5-7 giorni e la beta-HCG entro 1-2 giorni: un dato utile per valutare la radicalità dell'intervento
  • Diagnosi istologica: la conferma definitiva si ottiene con l'esame del testicolo rimosso tramite orchiectomia per via inguinale. La biopsia intraoperatoria è raramente necessaria
  • Stadiazione con TC di torace, addome e pelvi, con particolare attenzione ai linfonodi retroperitoneali (nel seminoma in I stadio la TC del torace può essere sostituita da una radiografia)

La chirurgia con preservazione d'organo è possibile solo in casi molto selezionati (per esempio piccoli tumori bilaterali sincroni senza invasione della rete testis, o in pazienti con un solo testicolo).

Preservazione della fertilità: un punto da non dimenticare

In questi pazienti, spesso giovani e in età fertile, è frequente riscontrare già alla diagnosi alterazioni del liquido seminale e talvolta della funzione ormonale del testicolo. Per questo, alla diagnosi e possibilmente prima dell'orchiectomia, andrebbero eseguiti una visita andrologica, il dosaggio di FSH, LH e testosterone totale e un esame del liquido seminale. La criopreservazione degli spermatozoi va discussa con il paziente prima di qualunque terapia (chirurgia, chemioterapia, radioterapia) che possa comprometterne la fertilità. È una scelta da affrontare precocemente, quando ancora tutte le opzioni sono aperte.

Stadiazione

Per definire lo stadio si usa la classificazione TNM. In sintesi: lo stadio I indica malattia confinata al testicolo dopo l'orchiectomia (la variante IS ha marcatori ancora elevati); gli stadi II un interessamento dei linfonodi retroperitoneali di dimensioni crescenti (IIA sotto i 2 cm, IIB tra 2 e 5 cm, IIC oltre i 5 cm); lo stadio III la presenza di metastasi a distanza. Nella malattia metastatica si usa inoltre la classificazione prognostica internazionale IGCCCG, che distingue tre categorie di prognosi (buona, intermedia, sfavorevole) sulla base di istologia, marcatori tumorali e sedi di malattia.

Terapia

Il trattamento del tumore del testicolo è multidisciplinare e integra, a seconda del tipo (seminoma o non-seminoma), dello stadio e della classe di rischio, quattro strumenti: chirurgia (orchiectomia), sorveglianza attiva, chemioterapia e radioterapia. Il primo atto è quasi sempre l'orchiectomia inguinale (rimozione del testicolo malato); la strategia successiva dipende dallo stadio.

Stadio I: malattia confinata

La prognosi è ottima, con sopravvivenza vicina al 100%. Dopo l'orchiectomia le scelte cambiano secondo l'istologia:

  • Seminoma: fino al 15-20% dei pazienti ha micro-metastasi non visibili. La sorveglianza attiva evita di sovra-trattare l'ampia maggioranza già guarita con la sola chirurgia; in alternativa è possibile un ciclo di chemioterapia con carboplatino. La radioterapia, un tempo standard, è oggi generalmente evitata per il rischio di secondi tumori. I fattori che aumentano il rischio di ricaduta sono le dimensioni del tumore oltre 4 cm e l'invasione della rete testis
  • Non-seminoma: la sopravvivenza globale è circa il 99%. Il principale fattore di rischio di ricaduta è l'invasione vascolare. In sua assenza (basso rischio) si predilige la sorveglianza; in sua presenza (alto rischio) si ricorre a un ciclo di chemioterapia (PEB) o, in centri esperti, alla linfoadenectomia retroperitoneale

Stadi II e malattia avanzata

Negli stadi II (linfonodi retroperitoneali) si ricorre, a seconda del tipo e dell'entità, a chemioterapia, radioterapia (nel seminoma) o linfoadenectomia retroperitoneale. Nella malattia avanzata o metastatica il trattamento di prima linea è la chemioterapia (schema PEB), con un numero di cicli modulato secondo la categoria prognostica IGCCCG, seguita quando necessario dalla chirurgia delle masse residue.

La scelta tra le opzioni disponibili, con i rispettivi vantaggi ed effetti collaterali, va sempre discussa con il paziente e affidata a un centro con esperienza specifica: l'esperienza del centro incide direttamente sul risultato oncologico, soprattutto nei casi a prognosi peggiore.

Prognosi e guaribilità

Il tumore del testicolo è uno dei tumori solidi a più alta guaribilità. Nello stadio I la sopravvivenza è prossima al 100%; anche nella malattia avanzata una quota molto elevata di pazienti guarisce grazie alla chemioterapia. Persino nelle forme che recidivano dopo il primo trattamento, la chemioterapia di salvataggio ottiene remissioni durature in una parte significativa dei casi. La prognosi dipende dal tipo istologico, dallo stadio alla diagnosi e dalla categoria di rischio.

Follow-up

Dopo il trattamento è previsto un follow-up prolungato. La maggior parte delle recidive avviene nei primi due anni, per cui la sorveglianza è più intensa in questa fase, ma prosegue con controlli annuali anche oltre i cinque anni (nel seminoma le ricadute tendono a distribuirsi di più nel tempo). Ogni controllo include la palpazione testicolare; nei pazienti a rischio più alto (storia di criptorchidismo, atrofia testicolare, infertilità) è indicata l'ecografia scrotale periodica, anche oltre i 5 anni. Il follow-up sorveglia inoltre gli effetti a lungo termine delle terapie (secondi tumori, disturbi cardiovascolari e renali, disturbi uditivi, sindrome metabolica, funzione gonadica), la cui prevenzione è parte integrante della cura.

Tumori non germinali del testicolo

Circa il 5% dei tumori testicolari non è di origine germinale. Comprende soprattutto i tumori dello stroma gonadico:

  • Tumore a cellule di Leydig: la forma più frequente (circa il 3% dei tumori testicolari dell'adulto, presente anche nei bambini tra i 6 e i 9 anni). Può alterare gli ormoni e causare ginecomastia nell'adulto o pseudo-pubertà precoce nel bambino. Non più del 10% delle forme è maligno
  • Tumore a cellule di Sertoli: il secondo per frequenza (circa l'1% dei tumori testicolari), tipico dell'adulto

Vi sono poi i linfomi, più frequenti negli uomini anziani, che pongono una diagnosi differenziale con il seminoma. Nelle forme stromali, spesso di piccolo volume e scoperte casualmente all'ecografia, è possibile in molti casi una chirurgia conservativa del testicolo, riservando l'orchiectomia radicale ai tumori voluminosi o a caratteristiche sfavorevoli.

Domande frequenti sul tumore del testicolo

Come si fa l'autopalpazione del testicolo?

Si esegue a testicoli caldi e rilassati, per esempio dopo una doccia calda, facendo scorrere delicatamente ciascun testicolo tra pollice e dita alla ricerca di noduli, indurimenti o variazioni di dimensione e consistenza. È bene farla con regolarità, perché il tumore del testicolo è spesso indolore e l'autopalpazione è il modo più efficace per accorgersene presto. Qualunque alterazione va mostrata a uno specialista.

Un nodulo al testicolo è sempre un tumore?

No. Molte tumefazioni scrotali sono benigne (per esempio idrocele, cisti, varicocele). Tuttavia un nodulo duro all'interno del testicolo, soprattutto se indolore, va sempre valutato senza indugio con visita ed ecografia: distinguere una forma benigna da una maligna richiede lo specialista. Non aspettare che il nodulo scompaia da solo.

Si può guarire dal tumore del testicolo?

Sì. È uno dei tumori solidi con la più alta probabilità di guarigione. Nello stadio iniziale la sopravvivenza è prossima al 100%, e anche nelle forme avanzate una quota molto alta di pazienti guarisce grazie alla chemioterapia. La diagnosi precoce e il trattamento in un centro esperto restano determinanti.

Dopo l'asportazione di un testicolo si resta fertili e si mantiene la virilità?

Nella maggior parte dei casi un solo testicolo sano è sufficiente a garantire una normale produzione di testosterone e di spermatozoi. Poiché però chemioterapia e radioterapia possono ridurre la fertilità, è importante discutere la criopreservazione del seme prima di iniziare le terapie. La rimozione di un testicolo non compromette di per sé l'attività sessuale.

Il criptorchidismo aumenta il rischio di tumore del testicolo?

Sì, il testicolo ritenuto (criptorchidismo) è un fattore di rischio ben definito, anche quando è stato corretto nell'infanzia. Nel testicolo criptorchide la lesione precancerosa dei tumori germinali (TIN) è presente nel 2-4% dei casi. Per questo chi ha avuto un criptorchidismo dovrebbe prestare particolare attenzione all'autopalpazione ed eventualmente a controlli periodici. Puoi approfondire nella pagina dedicata al testicolo ritenuto.

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Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono in alcun modo la visita medica, che rappresenta il solo strumento diagnostico per un corretto ed efficace trattamento terapeutico.

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Martedì 24 Settembre 2013 •  Prof. A. Natali •  1