Tumore del Pene
Tumore del pene: cause, sintomi, diagnosi e terapia
Il tumore del pene è una neoplasia rara che nella grande maggioranza dei casi (circa il 95%) è un carcinoma squamoso, originato dall'epitelio del glande o del prepuzio. In Europa rappresenta meno dell'1% di tutti i tumori maschili e colpisce soprattutto gli uomini in età avanzata. Se diagnosticato precocemente ha una storia naturale favorevole ed è possibile guarire la maggior parte dei pazienti: per questo l'autoesame e una valutazione tempestiva di ogni lesione sospetta sono decisivi.
Tipi di tumore del pene
Circa il 95% dei tumori del pene è un carcinoma squamoso, che si presenta in due forme:
- Forme che crescono verso l'esterno formando una massa polipoide, localizzate soprattutto sul glande
- Forme infiltranti, che si sviluppano nel prepuzio o nel glande e più raramente nell'asta; sono quelle più spesso responsabili di metastasi ai linfonodi
Il restante 5% è costituito da sarcomi (incluso il sarcoma di Kaposi), melanomi, carcinomi basocellulari, malattia di Paget e linfomi. Le metastasi al pene da altri tumori (prostata, vescica, colon-retto, rene, testicolo) sono rare.
Lesioni precancerose e carcinoma in situ
Alcune lesioni possono precedere la trasformazione tumorale: la leucoplachia, la balanite sclerotica obliterante (lichen sclerosus) e il condiloma gigante acuminato. Quando il tumore è confinato al solo epitelio di rivestimento (carcinoma in situ) prende nomi specifici a seconda della sede: eritroplasia di Queyrat su glande, prepuzio o asta; malattia di Bowen su asta, scroto o perineo. La malattia di Bowen può degenerare in carcinoma invasivo nel 5-10% dei casi, l'eritroplasia di Queyrat in circa il 10-33% dei casi.
Quanto è diffuso
In Europa il carcinoma del pene è un tumore raro, meno dell'1% di tutti i tumori maschili, con un'incidenza inferiore a 1 nuovo caso all'anno ogni 100.000 uomini. Il rischio varia enormemente da paese a paese: in Brasile, Uganda e Thailandia l'incidenza è 20-30 volte più alta (2-3 nuovi casi/anno ogni 100.000) rispetto ai paesi industrializzati. In Europa il picco si registra oltre i 75 anni di età.
Fattori di rischio
Un fattore di rischio è una condizione che aumenta la probabilità di sviluppare una malattia, senza per questo renderla certa. Per il tumore del pene i principali sono:
- Fimosi: è il fattore di rischio più importante
- Mancata circoncisione: la circoncisione neonatale sembra avere un ruolo protettivo
- Infezione da HPV (Papillomavirus umano), sebbene la sola infezione non basti, in un uomo sano e immunocompetente, a causare il tumore
- Storia di malattie sessualmente trasmesse
- Fumo di sigaretta: aumenta il rischio di 2-3 volte, con un effetto maggiore nei fumatori attivi rispetto agli ex-fumatori
- Immunosoppressione e infezioni da altri agenti microbici
- Patologie infiammatorie croniche come balanopostite e lichen sclerosus, e alcuni trattamenti dermatologici (psoralene, fototerapia con raggi UVA)
Sintomi
I sintomi più comuni, in ordine di frequenza, sono la presenza di un nodulo, dolore o prurito, sanguinamento, masse palpabili all'inguine e disturbi urinari. La sede più frequente è il glande, seguito dal prepuzio. Attenzione: la fimosi può nascondere la lesione e ritardare la diagnosi. Una massa inguinale palpabile è frequente alla diagnosi, ma in circa metà dei casi è dovuta a un'infiammazione (da lesione ulcerata o infetta), che può risolversi con 4-6 settimane di antibiotico.
Diagnosi
La diagnosi parte da un attento esame clinico della lesione (dimensioni, sede, mobilità, grado di infiltrazione, coinvolgimento dei corpi cavernosi) e dell'inguine. Le indagini strumentali di supporto comprendono ecografia, tomografia computerizzata (TC) e risonanza magnetica (RM).
La valutazione dei linfonodi inguinali è centrale ma difficile: circa il 50% dei pazienti ha linfonodi inguinali palpabili alla diagnosi, ma nella metà di questi si tratta solo di infiammazione, che si risolve con 4-6 settimane di antibiotico. Se l'ingrossamento persiste, si esegue un agoaspirato. La PET/TC è stata proposta per valutare l'estensione: in alcuni studi ha mostrato sensibilità e specificità elevate per le metastasi linfonodali inguinali (rispettivamente 80% e 100%). La conferma diagnostica è istologica, tramite biopsia (escissionale per le lesioni piccole, incisionale per quelle più grandi).
Stadiazione
Definire lo stadio è indispensabile per programmare il trattamento e stimare la prognosi. Si usa soprattutto la classificazione TNM, che considera tre parametri: T (dimensione del tumore), N (coinvolgimento dei linfonodi regionali), M (metastasi a distanza). Il TNM prevede una versione clinica pre-trattamento (cTNM) e una patologica post-chirurgica (pTNM), che è alla base della valutazione prognostica. Una classificazione più datata è quella di Jackson.
Terapia
La rarità del tumore ha impedito la definizione di un approccio standard basato su studi randomizzati. Se diagnosticato precocemente, però, la maggior parte dei pazienti può guarire. La cura si basa sull'asportazione chirurgica del tumore primitivo ed eventualmente dei linfonodi regionali, con l'obiettivo di unire la radicalità oncologica alla conservazione della funzione sessuale e urinaria, quando possibile. Questo è particolarmente importante nei pazienti più giovani (sotto i 40 anni, circa il 20% dei casi), per i quali una chirurgia radicale come la penectomia totale può avere un forte impatto psicologico.
Trattamento del tumore primitivo
- Carcinoma in situ (Tis): chirurgia, chemioterapia topica con 5-fluorouracile in crema, o ablazione laser (Nd:YAG o CO2), con controlli periodici e autoesame regolare
- Tumore T1 limitato al prepuzio: ampia asportazione locale con circoncisione; la sola circoncisione richiede margini liberi e un attento follow-up (rischio di recidiva fino al 32% nelle sedi prossimali)
- Tumore T1 con coinvolgimento del glande: a seconda di dimensioni e aggressività, amputazione parziale (con margini di 1,5-2 cm, controllo locale eccellente e recidiva 0-8%), chirurgia sotto controllo microscopico, radioterapia (fasci esterni o brachiterapia) o laserterapia nelle lesioni piccole e superficiali
- Tumori T2-T4 (invasivi): il trattamento conservativo è raramente applicabile; l'amputazione (parziale o totale, con uretrostomia perineale nelle forme più estese) è l'opzione standard
Trattamento dei linfonodi regionali
La sopravvivenza dipende in modo determinante dalla presenza e dall'estensione delle metastasi linfonodali, e la loro rimozione (linfoadenectomia) può essere curativa in circa metà dei pazienti con metastasi. Poiché il drenaggio linfatico del pene è incrociato, una lesione su un lato può dare metastasi ai linfonodi di entrambi i lati.
Nei pazienti con linfonodi clinicamente negativi (N0) si sceglie tra un approccio di sorveglianza (“wait and see”) e una linfoadenectomia profilattica, che appare ragionevole nei tumori invasivi (T2 o più), ad alto grado o con invasione vascolare. Per ridurre la morbidità è stata proposta la biopsia del linfonodo sentinella. Nei linfonodi positivi (N1-N2) lo standard è l'asportazione bilaterale, eventualmente con radioterapia postoperatoria.
Malattia avanzata e chemioterapia
Nella malattia avanzata (N3 non asportabile) o metastatica non esiste una terapia curativa e il trattamento è essenzialmente palliativo (chirurgia o radioterapia per il controllo locale, chemioterapia). La chemioterapia neoadiuvante (prima della chirurgia, spesso con cisplatino e 5-fluorouracile) può rendere operabili circa il 50% dei pazienti con linfonodi inguinali metastatici fissi; quella adiuvante si usa dopo la chirurgia nei pazienti a rischio. Il ruolo di questi approcci è ancora oggetto di studio.
Prognosi
La prognosi dipende soprattutto dallo stadio alla diagnosi. Il carcinoma del pene nasce come lesione superficiale su glande, prepuzio o asta e spesso resta localizzato a lungo; se non trattato può invadere i corpi cavernosi e l'uretra, diffondere ai linfonodi inguinali e poi iliaci, e dare metastasi a distanza (fegato, polmoni, ossa). I fattori prognostici principali sono l'estensione della lesione primitiva e l'interessamento dei linfonodi: le metastasi linfonodali sono presenti nel 20% dei tumori T1 e nel 47-66% dei T2-T4. Contano anche il grado di differenziazione e la presenza di invasione vascolare.
Follow-up
Dopo il trattamento è previsto un follow-up di almeno 5 anni, con visite e controlli periodici volti a individuare precocemente eventuali recidive. La maggior parte delle ricadute avviene nei primi 2 anni, ma sono possibili recidive tardive, per cui il controllo a lungo termine è raccomandato e va affidato a un team esperto in questa rara neoplasia.
Domande frequenti sul tumore del pene
Il tumore del pene è causato dall'HPV?
L'infezione da HPV è uno dei fattori di rischio, ma la sola infezione non basta, in un uomo sano e immunocompetente, a causare il tumore: servono altri cofattori. Il tumore del pene condivide con altre neoplasie HPV-correlate (cervice, ano, orofaringe) questo meccanismo. Proprio per il ruolo dell'HPV, la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse è rilevante anche per questo tumore.
La circoncisione protegge dal tumore del pene?
La circoncisione neonatale sembra avere un ruolo protettivo, come suggerito dalla bassa incidenza del tumore nelle popolazioni che la praticano alla nascita. Il fattore di rischio più importante è infatti la fimosi, che la circoncisione elimina e che può anche mascherare una lesione ritardandone la diagnosi.
Quali sono i primi segni del tumore del pene?
Il segno più comune è un nodulo o una lesione sul glande o sul prepuzio, spesso accompagnato da dolore o prurito, a volte da sanguinamento. Qualsiasi lesione, area arrossata o nodulo che non guarisce va mostrato tempestivamente a uno specialista. La fimosi può nascondere la lesione: per questo l'autoesame è importante.
Si può guarire dal tumore del pene?
Sì, soprattutto se diagnosticato precocemente: in questo caso la storia naturale è favorevole e la maggior parte dei pazienti guarisce. La prognosi dipende dallo stadio alla diagnosi e dall'eventuale coinvolgimento dei linfonodi. Le terapie moderne cercano, quando possibile, di preservare l'organo e la funzione sessuale e urinaria.
Il tumore del pene si può operare conservando il pene?
In molti casi iniziali sì. Esistono tecniche di preservazione d'organo (asportazione locale ampia, chirurgia sotto controllo microscopico, laserterapia, radioterapia) indicate nelle lesioni piccole e superficiali. Nelle forme più invasive (T2-T4) l'amputazione parziale o totale diventa spesso necessaria. La scelta dipende da dimensioni, sede e stadio del tumore.
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