Tumore della prostata

Tumore della prostata: sintomi, prevenzione, cause, diagnosi

Cosa è il Tumore della Prostata?

Il tumore della prostata è oggi fra le neoplasie più comunemente diagnosticate,costituendo il 20% circa di tutti i tumori di nuova diagnosi. Attualmente per l'uomo è la causa più comune di morte per tumore (circa l'11%), avendo ormai superato il tumore al polmone.

E' raramente riscontrato prima dei 40 anni, essendovi un incremento dell'incidenza e della prevalenza con l'aumentare dell'età.

Queste affermazioni sono riferibili soltanto al carcinoma clinico,che deve essere distinto dal carcinoma incidentale (diagnosticato in modo casuale in corso di una resezione endoscopica o di una adenomectomia prostatica) e dal carcinoma latente o biologico (mirocarcinomi asintomatici diagnosticati istologicamente).

Quest'ultimo è un reperto frequentissimo all'indagine autoptica essendo riscontrabile nell' 80% delle indagini autoptiche dei soggetti con età >80 anni.

I fattori di rischio da prendere in considerazione per l’insorgenza di questa neoplasia sono: i’età, la razza, la familiarità, la dieta e l’esposizione prolungata a sostanze quali zinco e cadmio.

Finora i fattori di rischio più importanti da considerare sono l'età e la familiarità, mentre per gli altri fattori non si è ancora ben dimostrata la reale importanza. Il carcinoma della prostata origina in circa l'80% dei casi dalla zona periferica o caudale della ghiandola,in circa il 20% dalla zona centrale.

Inizialmente la neoplasia si sviluppa all'interno della ghiandola,mentre le diffusioni per contiguità,linfatica ed ematica sono più tardive.

Quando si dovrebbe essere sottoposti a screening per il tumore alla prostata e come si fa la diagnosi?

Maggiori sono i fattori di rischio presenti, più precoce dovrebbe essere uno screening per questo tipo di neoplasia. Gli uomini che presentano un alto rischio dovrebbero effettuare un primo screening intorno ai 40 o 45 anni. Quelli con un rischio medio possono aspettare fino a 50 anni.

Lo screening del tumore alla prostata include una esplorazione rettale ed un test ematico del PSA. Questo test è un esame del sangue che determina la quantità di antigene prostatico specifico (PSA) nel sangue. Tutte le situazioni patologiche a livello prostatico possono determinare un aumento del PSA nel sangue, quindi sia il cancro, ma altre condizioni come l'ingrossamento benigno della prostata o un’infiammazione (prostatite). Il PSA è quindi considerato un marker d’organo, ma non di patologia.

Nel corso dell’ultimo quinquennio la Risonanza Magnetica Multiparametrica (mpMRI) della prostata, ha dimostrato di essere una metodica estremamente accurata nell' evidenziare la presenza di un tumore alla prostata. Il valore della mpMRI risiede proprio nella sua capacità di identificare soprattutto quei tumori della prostata clinicamente significativi, ovvero potenzialmente pericolosi per la vita del paziente. Al contrtrio,i tumori che la mpMRI non riesce ad identificare sono generalmente di bassa aggressività (ovvero clinicamente insignificanti o indolenti) e non dannosi per la vita del paziente. L’attuale tendenza, infatti, è di non procedere con l’esecuzione della biopsia in caso di negatività della mpMRI dato che il potere predittivo negativo di questa metodica è vicino al 95%.

Ad oggi è possibile eseguire delle biopsie mirate alle aree prostatiche sospette per tumore individuate alla mpMRI mediante una metodica di fusione dell’immagine ecografica e dell’immagine di risonanza magnetica (biopsie prostatiche con” tecnica fusion”). Durante l’esecuzione l’immagine ecografica, rilevata con sonda endorettale, viene sovrapposta all’immagine della risonanza magnetica consentendo l’identificazione dell’area sospetta ed il prelievo bioptico della stessa.

Quali sono i sintomi del tumore alla prostata?

Purtroppo il tumore alla prostata raramente produce sintomi delle basse vie urinarie nelle fasi precoci del suo insorgere, ma eventualmente, solo nelle fasi tardive. Ecco l’importanza di uno screening e di una diagnosi precoce. Questo aspetto subdolo dal punto di vista sintomatologico è dato dal fatto che sviluppandosi il tumore in oltre l’80% dei casi nella parte periferica della ghiandola e non nella parte centrale, dove è situata l’uretra, solo quando ha raggiunto ragguardevoli dimensioni può determinare quei disturbi ostruttivi delle basse vie urinarie, quali:

  • Aumento della frequenza minzionale diurna e notturna
  • Difficoltà a iniziare la minzione
  • Flusso urinario debole
  • Dolore o bruciore durante la minzione
  • Sangue nelle urine
  • Eiaculazione dolorosa
  • Sangue nello sperma

Come viene trattato il tumore alla prostata?

Il trattamento dipende dallo stadio del tumore alla prostata al momento della diagnosi e dallo stato di salute generale del paziente.

Oggi con la mpMRI possiamo stabilire in caso di un tumore prostatico di bassa aggressività non solo di non procedere alla biopsia, ma di nistaurare sul tumore una vigile attesa ed una sorveglianza attiva, senza approntare nessun tipo di intervento.

Se invece la neoplasia è localizzata alla prostata il gold standard è rappresentato dell’intervento chirurgico ( prostatectomia radicale), che può essere eseguito sia a cielo aperto (tecnica open), che con tecnica mininvasiva ( robotica).

Con entrambi gli interventi se il paziente è giovane e sessualmente attivo e la situazione oncologica locale lo permette, possono essere eseguite tecniche chirurgiche che risparmiano le strutture vascolari e nervose deputate all’erezione ( tecniche nerve sparing), con mantenimento della funzione erettiva.

In alternativa alla chirurgia in caso di tumore confinato alla prostata può essere anche effettuata una radioterapia locale. Le radiazioni possono essere erogate da una macchina esterna all’organismo (radioterapia esterna), oggi modernamente si parla di radioterapia stereotassica corporea (SBRT, Stereotactic Body Radiation Therapy) che è una innovativa tecnica radioterapica non invasiva che permette di inviare una elevata dose di radiazioni direttamente sul volume tumorale con estrema accuratezza e precisione, provocandone la morte cellulare (necrosi). Anche la radioterapia, come la chirurgia, può avere degli effetti collaterali negativi sulla funzione erettiva del paziente

Se invece al momento della diagnosi il tumore ha già sconfinato dalla prostata e sono presenti metastasi, essendo questa neoplasia una malattia ormonosensibile, essa può essere controllata per periodi più o meno prolungati, mediante l’utilizzo di farmaci inibenti il testosterone circolante nel sangue del soggetto affetto dalla neoplasia, approntando il cosiddetto Blocco Androgenico Totale (BAT)

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