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L'impianto di una protesi peniena

COSA VUOL DIRE IMPIANTARSI UNA PROTESI PENIENA

Oggi nel terzo millennio il 70-80 % dei problemi di erezione nell’uomo si risolvono, con una radicale correzione delle scorrette abitudini di vita: fumo, alcool, sedentarietà e stress che accompagnano quasi sempre tali difficoltà e con terapie mediche a base di farmaci specifici, gli inibitori delle fosfodiesterasi di tipo 5, che vengono prescritti dall’uro-andrologo o come terapia continuativa per un certo lasso di tempo, o come assunzione al momento dell’atto sessuale, a seconda delle situazioni cliniche. Però, nonostante i progressi che la scienza medica ha fatto in questo settore negli ultimi 15-20 anni, rimane sempre una fetta di pazienti, circa il 20-30% con disfunzione erettiva che, o non rispondono alle terapie mediche, o non possono effettuarle. Per questo genere di pazienti la chirurgia può venire in soccorso con l’impianto di una protesi peniena.

La storia degli impianti protesici penieni si perde nella notte dei tempi, in quanto da studi di archeologia medica si può evincere che fino dal tempo degli Egizi tale procedura chirurgica era conosciuta e veniva correntemente usata, poiché in alcune mummie di faraoni perfettamente conservate sono stati ritrovati all’interno dei corpi cavernosi del pene degli ossi di balena, che a null’alto servivano che a “sostenere” un pene che evidentemente non riusciva a fare la sua corretta funzione! In tempi più recenti, gli anni 70, l’industria ci è venuta in aiuto progettando elastomeri in silicone da posizionare all’interno dei corpi cavernosi, che all’inizio erano rigidi e difficilmente dissimulabili in quanto il pene manteneva un costante stato di erezione. Successivamente siamo passati alle protesi semirigide e recentissimamente a quelle idrauliche (bi- o tri- componenti), corredate di una pompetta da inserire a livello scrotale ed eventualmente di un piccolo serbatoio addominale, che possono essere completamente dissimulate a pene flaccido, e che, attivate con semplicissimi meccanismi manuali, procurano un'erezione sovrapponibile a quella naturale con soddisfazione completa di entrambi i partners; permettendo quindi al maschio di raggiungere l'orgasmo e l'eiaculazione come se vi fosse un'erezione naturale. (Fig 1,2)

L'impianto di queste protesi può avvenire con una ospedalizzazione minima (3-4 giorni); l'unico segno visibile dell'impianto protesico penieno è una piccola cicatrice (3-4 cm), in corrispondenza dell'angolo peno-scrotale o a livello sovrapubico, di cui con il passare del tempo non rimane alcuna traccia.

Ovviamente questo tipo di chirurgia deve essere effettuata in Centri di eccellenza ed il paziente vi deve giungere anche con un adeguato counselling psico-sessuologico nel cui contesto viene accuratamente spiegato il tipo di intervento e la successiva gestione della protesi peniena impiantata.

INTERVISTA PROF.  ALESSANDRO NATALI 

Responsabile Servizio Andrologia Urologica

Clinica Urologica 1 - Università degli Studi di Firenze

Intervista al Prof. Natali a " Vita in coppia " periodico bimestrale a diffusione nazionale - numero di settembre/ottobre 2014

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